La Leggenda Di Berta Montegrotto Terme

La leggenda di Berta

La leggenda di Berta è arrivata fino a noi attraverso i secoli raccontata dai menestrelli e tramandata di generazione in generazione fino a dare origine all’espressione proverbiale di uso comune e popolare: "è passato il tempo in cui Berta filava" che pone Montegrotto Terme e i suoi abitanti come custodi di questa antica tradizione.

Sabato 8 Settembre, dalle 10.00 alle 22.00, l'intera città sarà il palcoscenico di iniziative dal sapore medioevale, con una grande festa che coinvolgerà tutto il centro e terminerà con il corteo e la rappresentazione teatrale della leggenda. 

Dalle 10.00 alle 22.00: borgo medievale e animazione presso il parco dell' Hotel Vulcania

Ore 17.00: corteo storico in costume dal Duomo verso Piazza Roma (davanti al Municipio)

Ore 21.00: rappresentazione teatrale della leggenda in Piazza Roma

Se siete curiosi di saperne di più sulla leggenda prendetevi qualche minuto per immergervi in un'atmosfera d'altri tempi. Buona lettura!

La leggenda di Berta

"C’era una volta, tanti anni fa, al tempo dei bisnonni dei nostri bisnonni, quando si viaggiava a piedi e chi poteva a cavallo; quando per trasportare le cose si usava il carro trainato dai buoi, la casa si riscaldava col fuoco del focolare e sullo stesso caminetto si cucinavano le zuppe e le minestre.
In quel tempo dove non c’era nulla, a San Pietro Montagnon viveva una bellissima fanciulla di nome Berta.

Berta era molto povera, lei filava e lavorava nei campi per poter avere la farina da fare il pane e i cavoli per la minestra.

La povera filatrice era innamorata di un contadinello di nome Raniero.

Un giorno decisero di sposarsi e andarono a vivere in una casetta col tetto di paglia al limite della terra che Raniero coltivava.

La loro vita scorreva serena e i due sposini erano molto felici.

Berta filava e Raniero coltivava la terra.

A volte Raniero aiutava a governare i campi i vicini bisognosi perché lui era bravo a lavorare ed era anche molto generoso, aveva un cuore grande.
Un giorno successe che per aiutare il suo vicino, Raniero rimandò di raccogliere il grano del suo campo anche se era già maturo pensando che un giorno in più sotto il sole non avrebbe recato danno al grano.

La sorte però gli fu crudele.

Il giorno successivo, di buon mattino, proprio mentre Raniero si recava sul campo assieme alla bellissima mogliettina, dei cavalieri scesero dal monte castello per allenarsi al gioco della guerra. Il piccolo esercito di duellanti si fermò proprio sul campo dei due sfortunati sposini.

Erano i soldati dell’esercito del nobile da Montagnon, signore e padrone del feudo, e a loro poco importava di calpestare il raccolto distruggendo tutto il lavoro del povero Raniero.

Quando se ne andarono nel campo non rimase nemmeno una spiga da raccogliere.

Tutto il raccolto era andato perduto.

Raniero era disperato, non solo non era riuscito a salvare nulla da mettere in dispensa per l’inverno e poter garantire alla sua giovane mogliettina il sostentamento necessario per passare l’inverno senza dover mendicare la carità, ma non sarebbe nemmeno riuscito a pagare le tasse al signore da Montagnon che puntuale, tutti gli anni, passava a pretendere la decima che gli spettava.

Questo significava che sarebbe stato arrestato e condannato.

Fu così che Raniero venne condotto nelle prigioni del castello in attesa di essere giustiziato.

L’esecuzione venne rinviata perché giunse al castello la notizia dell’arrivo di Re Enrico IV di Franconia e la Regina Bertha di Savoia sua consorte.

Erano di ritorno da Roma dove il papa aveva conferito loro la corona imperiale.

I neo imperatori quindi, accompagnati da tutta la corte, erano diretti a San Pietro Montagnon per fare visita ai signori del castello in segno di rispetto e ringraziamento del sostegno ricevuto dal loro esercito durante la guerra.

San Pietro Montagnon subito si vestì a festa.

Tutto il paese era in festa per ricevere degnamente gli illustri ospiti, così tutti si dimenticarono del povero Raniero che fu lasciato in catene nelle segrete del castello.

Solo Berta si affannava per trovare qualcuno che la potesse aiutare a ottenere la grazia per il suo giovane sposo.

Fu così che quando la corte imperiale arrivo al castello, la povera Berta s’imbatté In Bertha di Savoia: l’imperatrice, figlia di Oddone di Savoia e Adelaide di Susa.

Le due si guardarono negli occhi per qualche istante e subito capirono il dolore che ognuna custodiva nel proprio cuore.
Bertha era una regina molto triste e molto malata.

A quel tempo non esistevano cure in grado di alleviarle i dolori e la tristezza che l’affliggevano.
A San Pietro Montagnon trovò un po’ di sollievo al suo male facendo i bagni nelle calde e fumanti acque miracolose che risalivano dalle viscere di questa terra benedetta da Dio.

La valle, protetta dalla corona dei colli Euganei, era un piccolo paradiso, ma ahimè anche se riusciva ad alleviare i dolori del corpo, non poteva guarire le pene d’amore che rattristavano la regina.

Essa amava molto suo marito: il re Enrico IV, anche se lui, di indole violenta, superbo e molto egoista, non la ricambiava con eguale intensità.

Era questa mancanza di affetto la causa di tanta sofferenza da parte di Bertha di Savoia.

I signori da Montagnon organizzarono una grande festa.

Per divertire gli illustri ospiti organizzarono un corteo con tutta la cittadinanza che si radunò al certo della piazza proprio dove stavano allestendo il patibolo per l’esecuzione di Raniero.

Il re e la Regina, seduti sui troni imperiali con i signori da Montagnon, accoglievano i doni offerti dal popolo.

In ordinato corteo i signori delle sei contrade si inchinavano al cospetto del re e della regina portando in dono ogni ben di dio.

Enrico IV e Berta di Savoia ricevevano gli omaggi e con un cenno della testa dimostrando di gradire quanto avuto in dono.

Ci fu chi portò del pane appena sfornato, chi la selvaggina ancora calda. Altri portavano vasi, ceste e tessuti di ogni genere.

La piccola filatrice se ne stava in un angolo e teneva stretto tra le mani il suo misero tesoro: un rocchetto di filo che aveva filato lei stessa.

Anche se con il cuore a pezzi, Berta volle ugualmente portare un regalo alla regina che si chiamava come lei e che come lei soffriva per amore.

Si avvicinò alla regina e le consegnò il rochetto di filo, ancora una volta ognuna riconobbe negli occhi dell’altra la stessa tristezza.

La regina fu molto colpita dal gesto della contadinella e volle sapere chi ella fosse.

Fu così che seppe l’origine della disperazione di Berta e che Raniero stava salendo sul patibolo dove il boia lo aspettava per giustiziarlo.

Tutto questo solo perché non aveva potuto pagare le tasse ai signori da Montagnon dopo il grave danno causato al suo raccolto dall’esercito.

La regina era impressionata dalla semplicità e dalla bontà d’animo di quella poverella che anziché provare odio e rancore, trovava ancora la forza e il desiderio di farle un dono.

Mentre la regina rifletteva sulla bontà di Berta e sulla sua nobiltà d’animo il condannato arrivò sul patibolo.

Il boia già brandiva la scure pronto a tagliargli la testa quando la regina ordinò di fermare l’esecuzione. 

Lei non poteva restare indifferente all’amore di quella giovane copia che aveva ancora tutta la vita davanti e tanti momenti di gioia da viere insieme.

Concesse la grazia a Raniero e per premiare la generosità di Berta le regalò tanto terreno quanto il filo del rocchetto che le aveva donato ne poteva contenere.

La gioia fu immensa.

Tutto il paese esultò e le donne che avevano assistito all’evento arrivarono con le braccia colme di rocchetti di filo, nella speranza di ricevere lo stesso dono dalla regina, ma la regina le fece allontanare dicendo loro:

“E’ finito il tempo in cui Berta filava”.

 

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